ottobre

"Non si incolpi nessuno, sono io" Nikolaj Stavrogin
domenica, giugno 15, 2008

Una piccola, stralunata epica dell'oralità

poema"Le lenticchie con il loro lardo, quando si sciolgono in bocca, sono qualcosa che non ci resiste nessuno, neanche i profeti; perché sono meglio della terra promessa".
E' un libro da gustare piano, centellinando la lettura dei capitoli come fossero le portate di un lungo pasto narrativo che viene preparato e portato al lettore un po' alla volta, in maniera quasi casuale e distratta. Chissà perché mi viene in mente Fielding? Non cercate - nel Poema - una logica, una consequenzialità narrativa, un impianto solido e rigoroso, ché sarebbe tradire l'intento di Cavazzoni e la sua vocazione di cantastorie: è un libro stralunato, celatiano negli intenti, costruito su un patto narrativo affabulatorio e popolaresco, carnevalesco negli intenti e nella lingua. Sono storie inverosimili, rivisitazioni comiche (i pezzi su Garibaldi e sui Borboni sono dei piccoli capolavori di comicità e letteratura "orale"), giochi, che piano piano costruiscono una piccola epica della vocalità - se si può dire -, una cantata della pianura padana e delle sue persone, portate su un piano onirico e immaginifico. E' sospeso tra il sogno e il mito, racconta storie incoriniciandole in una storia che non c'è - perchè la storia di Savini è un pretesto e una scusa, e in definitiva non ha senso e non lo cerca. E' come quando ci si sedeva sul letto e il nonno cominciava a raccontare di quando faceva il pane, o prendeva la bicicletta per andare al fiume, e c'era la guerra, o non si sapeva se era finita. Solo che il nonno di Cavazzoni ha una capacità di visione e una fantasia fuori dal comune, e le sue affabulazioni si nutrono di canti popolari, di sogni, di lune nei pozzi, di uomini che vivono nelle tubature dei lavandini, di condottieri ammattiti, di bellissime cameriere/gallo, di carcerati con proboscidi giganti, di prefetti che vagano per la provincia in cerca di storie e di vite da raccontare. Ecco, il piacere di raccontare, di (farsi) ascoltare, di porre e di porsi davanti all'incredibile, all'inverosimile, a delle possibili declinazioni strambe della vita, di riconoscersi soggetti a incantamento e di lasciarvisi trasportare fuori dalle logiche e dalle cornici: questo è il Poema dei lunatici.
Fellini ci trasse il suo - altrettanto poetico e stralunato - La voce della luna.
postato da: tereso alle ore 12:24 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: letteratura

Commenti
#1   16 Giugno 2008 - 10:24
 
bello: "riconoscersi soggetti a incantamento"!
quindi stasera film? tanto piove...

ps. g e l a t i ? ! eheh.
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