ottobre

"Non si incolpi nessuno, sono io" Nikolaj Stavrogin
venerdì, giugno 27, 2008

Il cortocircuito

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-3/ok-immunita/ok-immunita.html

http://www.corriere.it/politica/08_giugno_27/verdrami_berlusconi_intercettazioni_a21d2d3c-440e-11dd-b2f6-00144f02aabc.shtml

Da qualche mese - lo si sarà notato - mi capita spesso di pensare alle caratteristiche del potere. Non c'è un ragione particolare, semplicemente va così.
Non voglio commentare queste due notizie, perchè sono al lavoro e non ne ho il tempo necessario. Forse farò un pezzo più elaborato in uno di questi giorni.
b***lusconi ce l'ha fatta, ce la sta facendo, e noi siamo inermi, fermi, deconcentrati. Addirittura si permette di dire che viviamo in un regime, e nessuno nota il cortocircuito. Mettete in relazione le due notizie.
Il momento è nero.
postato da: tereso alle ore 10:28 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: mondo

Commenti
#1   27 Giugno 2008 - 19:53
 
E' deconcentrato solo chi si lascia distrarre.
Chi segue le vicende di Mister B. sà benissimo che vuole sgattaiolare via dalle accuse mosse contro di lui in tribunale.
Chi non le segue lo vota.
Ed eccoci qua, a parlare delle solite "leggi porcata".

A.G.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AndreaGravina

#2   28 Giugno 2008 - 01:16
 
Momento nero. Nero assaje.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente MissMarLaBLu

#3   29 Giugno 2008 - 11:58
 
La questione della messa in relazione dei fatti ritorna quasi ossessivamente nelle mie riflessioni di questi ultimi anni.
O meglio, la questione della mancata messa in relazione, della - mi pare - sopravvenuta perdita generale della capacità di porre in relazione i fatti.
Io vedo nella relazione un meccanismo fondamentale della realtà, di costruzione della nostra percezione della realtà. Il fatto che si sia riusciti ad asportarlo (chirurgicamente, viene da dire) dalla sede immateriale delle nostre attività conoscitive ha qualcosa di spaventosamente straordinario. Ci si sta cauterizzando in quanto specie dalla consapevolezza del mondo e del nostro stare nel mondo, in relazione con tutto il resto.
Perciò l’impressione mia è che sempre di più si cammini nel mondo come sotto l’effetto della scopolamina, “sonnambulicamente”, facendo lo slalom tra “fatti”, “cose” che si ergono isolate e decontestualizzate su un desolante panorama orizzontale (scusa, mi autocito, ma solo per comodità):

separare le cose dal loro contesto; sottraendo le cause, gli effetti cessano di essere tali e diventano fatti puri e semplici. I fatti sono ineluttabili. Un fatto è ciò che accade. Come fecero qualche anno fa i giornali raccontando la battaglia di Nassiriya tra le nostre truppe e gli insorti iracheni: “un proiettile italiano ha colpito un palazzo”. “Una bambina è morta”.
Una bambina morta genera commozione. Una bambina uccisa è già una relazione. Non genera solo commozione. Genera anche sdegno e condanna, rabbia, a volte furia e desiderio di vendetta.
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